La battaglia di San Francesco: differenze tra le versioni

Da UZ wiki.
([Atto unico])
Riga 1: Riga 1:
 
==La battaglia di San Francesco [Atto unico]==
 
==La battaglia di San Francesco [Atto unico]==
  
''Un breve componimento per celebrare le gesta di coloro che ogni anno combattono per la loro Scuola.''
+
''Un breve componimento per celebrare le gesta di coloro che ogni anno combattono per l'onore della loro Scuola.''
  
  

Versione delle 10:50, 6 ott 2017

La battaglia di San Francesco [Atto unico]

Un breve componimento per celebrare le gesta di coloro che ogni anno combattono per l'onore della loro Scuola.


Allievi e combattenti qui riuniti

state a sentire le nobili gesta

dei fanti e dei soldati infreddoliti

che fieri si abbatterono in tempesta

contro il Sant’Anna e lottarono arditi

dinanzi alla condotta disonesta

di tal vile avversario animalesco

quella sera in piazza San Francesco.


Chiedo umile dall’alto ispirazione

affinché io possa divenir cantore

di questa antica e savia tradizione

che ogn’anno vien guidata con ardore

dall’audace ministro, incarnazione

terrena del voler del Gran Priore.

A te mi prostro e dedico quest’ode,

a te che sei del valore custode.


Calata era la notte tra i palazzi,

dei canti riecheggiava la città,

vibraron del Sant’Anna gli schiamazzi,

i prodi frombolieri pronti già.

Al Carducci gli intrepidi ragazzi

gonfiavan gavettoni tra gli urrà,

mentr’altri con fatica e pena immensa

finivan le patate della mensa.


Marciavano i giovani soldati

esaltati e con impeto cantavano,

solo di scudi e di coraggio armati

i carrelli e il trabucco trasportavano.

I più anziani di gloria assetati

contro il turpe nemico li guidavano

pensando a quella sevizia ridicola

che spetta alla santannina matricola.


Scorreva nero l’Arno sotto il ponte

e bianchi e azzurri avanzavano i fanti,

le onde turbinose all’orizzonte

nella memoria i gelidi idranti,

lieti e vivaci in marcia verso il fronte

con loro trombe e tamburi esultanti.

Giunsero poi sul campo di battaglia

dove già stava l’ostile marmaglia.


Le matricole, misere e infelici,

dell’ignobile armata santannina

costrette da quell’ora di nemici,

al pari di indifesa selvaggina,

a reggere gli scudi, tristi auspici

di sofferenza e angoscia genuina:

il rosso come denso sangue scuro,

il blu come un cadavere ormai impuro.


Di fronte a loro uniti si schierarono

le fiere truppe dell’alta Normale,

al cielo i candidi scudi levarono

perché vedesse l’infido rivale

il celeste vessillo che stamparono,

ché fosse contro l'abietto uno strale,

nelle profondità di quel collegio

che della forgia gode il privilegio.


E proprio in quel momento atto impuro

dagli empi santannini fu commesso,

immorale non solo ma proibito

da leggi che firmò il Sant’Anna stesso!

Arduo è narrare ciò che fu eseguito,

non vi furon condanna né processo,

che basti la mia voce come accusa:

propizia sorte sia a loro preclusa.


Parlavano ministri e generali

inanzi il principio della lotta

quand’ecco che quei perfidi rivali,

incuranti dell’onestà condotta,

traversarono il campo, e sleali

trafugaron gli scudi e fecer rotta

verso lo scellerato schieramento

causando così ovunque un gran fermento.


Invan della Normale protestarono

le truppe, sordo l'altro battaglione,

invan contro l'iniquo si scontrarono

con rabbia, ma anche un po' di compassione

per quei poveri stolti che tentarono,

folli, di dimostrar di aver ragione.

Gli impavidi, incuranti dell’offesa,

fecero in campo la loro discesa.


Ebbe così la pugna inizio infine,

i turpi santannini già rabbiosi

e con gesta e con grida belluine

misero in mostra gli animi gelosi

di medici e ingegneri che a decine

tentarono in Normale speranzosi,

ma di cotal onor non furon degni

i loro insufficienti e scarsi ingegni.


Furon scagliati i primi gavettoni

da lanciatori forti e braccia esperte

mentre dal cielo lampi e cupi tuoni

facevano brillar con luci incerte

i soldati gridanti a pien polmoni,

gli umidi scudi e le facce scoperte

di chi, sciocco, scordava che anche un forte

palloncin può condurre ad una morte.


Tonfi dell’acqua e voci concitate

si univan al clamore dello scontro,

da un lato le matricole bagnate,

dall’altro le testuggin loro contro

bianche e azzurre avanzavano armate,

e nelle retrovie chi per l’incontro

ancor si preparava trasportando

i carrelli e il trabucco sistemando.


La guerra proseguì dura e spietata,

ghiacciati gavettoni sugli scudi

scoppiavano e la plastica piegata

strappava e lacerava i molli e nudi

palmi; ci fu una faccia che graffiata

di sangue gocciolante con dei crudi

gesti fu medicata e allor poté

nella mischia tornar, nel freddo, ahimè.


E alla fine squillò il sonoro corno

segnando la chiusura del conflitto,

dinanzi i santannini a quello scorno

si scagliaron con animo un po’ afflitto

sperando di lavar l’onta del giorno,

sopruso che credevan loro inflitto,

agendo contro gli altri con violenza,

soprattutto, direi, senza decenza.


Non sortì la veemenza alcun effetto,

dunque fecero i miseri un gran piano:

“Se anche non li battiamo in modo retto,

si potrebbe provar come un villano,

andiamo in Carovana, intento gretto,

facciamoci una foto non invano

e raccontiamo ai nostri amici allora

che a vincer fummo nöi in men di un’ora”.


Partirono in gran fretta quegli stolti,

verso l’illustre palazzo diretti

lasciando i prodi allievi sì sconvolti

a raccattare i resti che gli inetti

nella lor fuga non avean raccolti

e degli spettatori anche interdetti

per questo orribile atto irrispettoso

compiuto dall’esercito invidioso.


Ciononostante il giorno successivo

parlarono i felloni in un articolo

della loro vittoria, gesto privo

di senso, della verità pericolo,

ignobile e codardo tentativo,

che alla fine si copre di ridicolo,

di guadagnar prestigio senza doti

apparendo soltanto come idioti.


Ed eccoci alla fine del racconto

caro pubblico e affezionata gente,

descritto ho solo un singolo confronto

perché è quello adesso più recente,

ma affinché non ricapiti l’affronto

vi scongiuro, tenete bene a mente:

“I vincitori scrivono la storia,

gli altri reclaman sul giornal la gloria".


-Anonimo imparziale