Il Tricheco e il Falegname




Il sole splendeva sul mare,
Splendeva radioso e sicuro:
Faceva di tutto affinchè
Lucesser le onde blu scuro-
E questo era strano perchè
Mezzanotte era già di sicuro.


La luna splendeva imbronciata,
Poichè riteneva palese
Non fosse affar suo esser là
Fra le stelle nel cielo distese-
"guastarmi lo spasso" ella disse
è invero alquanto scortese.


Il mare era, al solito, umido,
La sabbia era secca, si sà.
Non potevi vedere una nube,
Non ce n’era neanche metà:
Non volavano uccelli nel cielo-
Non ce n’erano, in verità.


Il Tricheco ed il Falegname
Passeggiavano stretti per mano;
Piangevano amaramente
Guardando le dune lontano:
"Se potessim scopar via la sabbia,
non sarebbe tutt’altro che vano?"


"Se sette serventi allenate
spazzasser con lena da gara,
Tu stimi" chiese il Tricheco,
"Che pulirne potrebbero un’ara?"
"Ne dubito" asserì il Falegname
E versò una lacrima amara.


"O Ostriche, unitevi a noi!"
fe’ il Tricheco con foga latina.
"Parliamo, facciamo due passi,
vicino alla spiaggia marina:
Non possiamo accettarne che quattro,
Per tenervi la mano piccina."


L’Ostrica più vecchia lo scrutò,
Ma rimase pensosa e silente:
L’Ostrica più vecchia ammiccò,
E poi scosse il capo pesante-
Indicando così il suo rifiuto
Di lasciar la conchiglia accogliente.


Ma quattro giovani Ostriche
S’affrettaron quasi in affanno:
Le valve e le facce lavate,
Le scarpe pulite col ranno-
E questo era strano, perchè
Voi sapete che piedi non hanno.


Altre quattro le andarono dietro,
E di nuovo altre quattro, con lena;
E tante e spedite giunsero al fine,
Chiamandosi tutte a catena-
Saltando attraverso le onde,
Rotolando poi sopra la rena.


Il Tricheco ed il Falegname
Camminaron per circa mezz’ora,
Per fermarsi poi presso un bel masso
Levigato e di giusta misura:
E le piccole Ostriche stettero,
Attendendo in colonna con cura.


Fe’ il Tricheco, "E’ giunto il momento"
"Di trattar di problemi mondiali:
Di mosche - di mandorle e musica,
Di rape e di maestà reali-
E perchè il mare stia ribollendo,
E se abbian le ali i maiali."


"Ma aspetta un attimo solo,"
Imploraron le Ostriche offese;
"Perchè a molte di noi manca il fiato,
Metre siam tutte quanto un po’ obese."
"Non c’è fretta" asserì il falegname.
Grate fur del suo fare cortese.


"Il pane" affermò il Tricheco,
E’ ciò di cui più bisognamo:
Il pepe e l’aceto, anche loro,
Non verranno impiegati in vano-
Or se voi siete siete pronte, Ostrichette,
Iniziare a mangiare possiamo.


"Ma non noi!" imploraron le Ostriche,
diventando di colpo un po’ livide.
"Dopo tante cortesi attenzioni,
ciò sarebbe nefando ed orribile!"
Fe’ il Tricheco "La notte è stupenda.
"Hai mai visto le stelle sì vivide?"


Proseguì "E’ stato gentile
che abbiate risposto all’invito!"
Replicò il Falegname irritato
"Il pane dev’esser tagliato!
Vorrei tu non fossi sì sordo,
Già te l’dissi, inascoltato!"


Ei riprese "E’ un vero peccato,
di far loro un simile scherzo,
dopo averle a lungo guidate,
per oltre un miglio ed un terzo.
Replicò il Falegname indignato
"Il burro sul pan s’è disperso!"


"Vi compiango," affermò il Tricheco:
"Io comprendo i vostri tormenti."
Singhiozzando amaramente
Scelse quelle più grosse e pesanti,
Tenendo il suo fazzoletto
Innanzi ai suoi occhi piangenti."


"O Ostriche" fe’ il Falegname,
"Fu piacevole la passeggiata!
Volete nel mar ritornare?"
Ma risposta a ciò non fu data-
E questo strano non era, perchè
Ognuna era stata mangiata.

Traduzione di Luca Lusuardi


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